
La benzina per autotrazione è cancerogena per l’uomo. La nuova valutazione dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) conclude che l’esposizione al carburante e ai suoi vapori può causare il tumore della vescica e la leucemia mieloide acuta negli adulti. La sostanza passa così dal Gruppo 2B, quello dei possibili cancerogeni, al Gruppo 1, il livello più alto nella classificazione dell’agenzia dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Le conclusioni sono contenute nella Monografia IARC n. 138, pubblicata nel 2026 dopo la valutazione condotta da un gruppo di venti esperti provenienti da sedici Paesi. L’esame ha considerato gli studi epidemiologici sulle persone esposte, gli esperimenti sugli animali e le conoscenze sui meccanismi biologici attraverso i quali la benzina può favorire lo sviluppo dei tumori.
A illustrare i risultati è anche Michelle Turner, ricercatrice dell’Istituto di salute globale di Barcellona e presidente del gruppo di lavoro IARC, in un approfondimento pubblicato da ISGlobal.
Dalla classificazione del 1988 alle nuove evidenze
La precedente valutazione della benzina risaliva al 1988. Allora la IARC l’aveva inserita nel Gruppo 2B, considerandola “possibilmente cancerogena per l’uomo”. Nei decenni successivi sono stati pubblicati numerosi studi sull’esposizione professionale, sugli effetti negli animali e sui processi biologici legati alla cancerogenicità.
La revisione complessiva di queste evidenze ha portato ora all’inserimento nel Gruppo 1. Secondo la IARC, esistono prove sufficienti nell’uomo di un rapporto causale tra l’esposizione alla benzina e due patologie: il tumore della vescica e la leucemia mieloide acuta negli adulti.
Le ricerche considerate riguardano soprattutto lavoratori esposti durante la produzione, il trasporto e la distribuzione del carburante: addetti alle raffinerie e alle stazioni di servizio, conducenti di autocisterne, meccanici e tecnici incaricati della manutenzione delle pompe. In queste attività l’esposizione, prevalentemente attraverso l’inalazione dei vapori, è generalmente più elevata rispetto a quella della popolazione.
Altri tumori sotto osservazione
Per altre forme tumorali gli indizi esistono, ma non sono ancora sufficienti per stabilire con sicurezza un rapporto causale. La IARC parla di “evidenza limitata” per il linfoma non Hodgkin, compresa la leucemia linfatica cronica, il mieloma multiplo, le sindromi mielodisplastiche e i tumori dello stomaco e del rene.
Un segnale riguarda anche la leucemia linfoblastica acuta nei bambini. Tra gli studi esaminati figurano ricerche sui minori che vivono in prossimità delle stazioni di servizio, ma le conoscenze disponibili non permettono ancora di formulare una conclusione definitiva.
“Evidenza limitata” non significa che il rischio sia stato escluso: indica che è stata osservata un’associazione positiva, ma non è ancora possibile scartare con sufficiente certezza il ruolo di altri fattori, delle distorsioni metodologiche o del caso. Serviranno quindi nuovi studi indipendenti e su popolazioni più ampie.
Danni genetici, stress ossidativo e infiammazione
La valutazione non si basa soltanto sugli studi epidemiologici. Esistono prove sufficienti di cancerogenicità anche negli animali da laboratorio e solide evidenze sui meccanismi attraverso i quali la benzina può contribuire allo sviluppo del cancro.
Gli studi sulle persone esposte, in particolare sugli addetti alle stazioni di servizio, mostrano che la benzina è genotossica, cioè può danneggiare il materiale genetico. L’esposizione è inoltre associata allo stress ossidativo e all’infiammazione cronica, processi che possono favorire alterazioni cellulari e sviluppo tumorale.
La benzina è una miscela complessa, la cui composizione è cambiata nel tempo. Comprende idrocarburi volatili derivati dal petrolio, tra cui alcani, alcheni e composti aromatici, ai quali vengono aggiunte altre sostanze. Tra i suoi componenti figura il benzene, già classificato dalla IARC come cancerogeno per l’uomo, anche se la sua concentrazione nei carburanti è sottoposta a limiti normativi.
Carburante ed emissioni non sono la stessa cosa
È importante distinguere la benzina liquida e i suoi vapori dalle emissioni prodotte dalla combustione nei motori. La nuova monografia ha valutato il carburante, non i gas di scarico.
Le emissioni dei motori erano state esaminate separatamente dalla IARC nel 2012: lo scarico dei motori diesel è classificato nel Gruppo 1, mentre quello dei motori a benzina si trova nel Gruppo 2B, tra i possibili cancerogeni. Le due valutazioni riguardano dunque esposizioni differenti, anche se entrambe contribuiscono al più ampio problema sanitario legato al traffico motorizzato e all’impiego dei combustibili fossili.
La popolazione generale può entrare in contatto con i vapori di benzina soprattutto durante il rifornimento, attraverso l’inquinamento atmosferico o in presenza di contaminazioni del terreno e delle acque causate da perdite e sversamenti. I livelli sono normalmente inferiori rispetto a quelli professionali, ma la diffusione del carburante rende l’esposizione potenzialmente molto ampia.
Cosa significa essere nel Gruppo 1
L’inserimento nel Gruppo 1 certifica che esistono prove convincenti della capacità della benzina di provocare il cancro nell’uomo. Non indica però quanto sia elevato il rischio in ogni singola situazione.
La IARC chiarisce che la propria classificazione misura la solidità delle evidenze sulla pericolosità di un agente, non la probabilità di ammalarsi a una determinata dose. Il rischio concreto dipende dalla quantità inalata, dalla frequenza e dalla durata dell’esposizione, dalle condizioni di lavoro e dall’efficacia delle misure di prevenzione.
Appartenere allo stesso gruppo non significa quindi presentare lo stesso rischio in tutte le circostanze. Per i lavoratori esposti con continuità diventa particolarmente importante ridurre i vapori, migliorare ventilazione e sistemi di recupero, utilizzare dispositivi adeguati e garantire sorveglianza sanitaria e formazione.
Gli additivi ossigenati
Gli esperti hanno valutato anche cinque additivi ossigenati impiegati per aumentare il numero di ottano e migliorare l’efficienza della combustione.
Il metil-ter-butil etere (MTBE) e l’etil-ter-butil etere (ETBE), ancora utilizzati in Europa e in altre aree del mondo, sono stati classificati nel Gruppo 2B, come possibilmente cancerogeni per l’uomo. Per entrambi le prove nell’uomo sono insufficienti, mentre sono emerse evidenze di cancerogenicità negli animali.
L’alcol ter-butilico (TBA), l’etere diisopropilico (DIPE) e l’etere metil-ter-amilico (TAME) sono invece stati inseriti nel Gruppo 3: le conoscenze disponibili non consentono di classificarli rispetto alla cancerogenicità. Questo non equivale a considerarli sicuri, ma segnala che le prove sono ancora inadeguate.
Perché la nuova classificazione conta
Le monografie IARC non stabiliscono direttamente divieti o limiti di esposizione, ma costituiscono una base scientifica per le decisioni delle autorità nazionali e internazionali. La nuova classificazione dovrebbe quindi tradursi in una revisione delle misure di tutela dei lavoratori, dei sistemi per contenere i vapori nelle stazioni di servizio e delle strategie di monitoraggio ambientale.
Il risultato ha anche una portata più generale. La benzina non produce effetti sulla salute soltanto dopo la combustione: rappresenta un pericolo già durante produzione, trasporto, distribuzione e rifornimento. Ridurne l’impiego significa dunque intervenire contemporaneamente sulle emissioni climalteranti, sull’inquinamento atmosferico e sulle esposizioni dirette a una miscela oggi riconosciuta come cancerogena per l’uomo.
