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All’interno della sessione “Science and Advocacy – National Projects” del Congresso ISDE 2025, ospitato all’Auditorium Aboca di Sansepolcro, Pietro Forghieri ha presentato il contributo dedicato a “Interferenti endocrini: evidenza scientifica e azione medica”. Una sessione, quella del 25 novembre, interamente focalizzata sui progetti nazionali dell’associazione – dall’inquinamento atmosferico alle prescrizioni verdi – e che ha rappresentato uno dei momenti più operativi del Congresso, con l’obiettivo di trasformare la ricerca in strumenti concreti di advocacy e prevenzione  .

Nel suo intervento, Forghieri ha richiamato l’attenzione su un problema silenzioso ma sempre più documentato: gli interferenti endocrini (IE), sostanze presenti in prodotti e materiali di uso quotidiano capaci di alterare il sistema ormonale e generare effetti sulla salute che possono manifestarsi lungo tutto l’arco della vita, fino a coinvolgere le generazioni future, con impatti anche sulla fauna selvatica. La letteratura scientifica – dai disturbi dello sviluppo ai problemi metabolici fino alla fertilità – è ormai ampia e coerente nel segnalare la pericolosità delle esposizioni croniche e combinate  .

A livello europeo esistono regolamenti e strategie nazionali già operative in diversi Paesi, ma in Italia manca ancora una cornice unica: le iniziative esistenti – monitoraggi locali, progetti accademici, attività di advocacy – risultano frammentate e prive di un coordinamento sistematico. Una lacuna normativa evidenziata anche nel programma congressuale, che nella giornata precedente aveva dedicato ampio spazio ai temi della chimica ambientale, del carico tossicologico emergente e dei rischi per la riproduzione umana, con relazioni sui PFAS, sui metalli pesanti e sui contaminanti nella catena alimentare  .

Da questa analisi nasce la proposta ISDE di un Piano nazionale sugli interferenti endocrini, illustrata da Forghieri:

tre pilastri, chiari e immediatamente operativi:

  • informazione e formazione, con campagne dedicate alla popolazione e programmi specifici per pediatri, medici di famiglia e operatori sanitari;
  • sistematizzazione della ricerca scientifica, attraverso un osservatorio nazionale che raccolga, armonizzi e renda comparabili i dati prodotti a livello locale;
  • prevenzione primaria, con linee guida per ridurre l’esposizione nei luoghi sensibili – scuole, servizi sanitari, abitazioni – e per promuovere stili di vita e scelte di consumo più sicuri.

La sessione dei progetti nazionali ha ribadito il ruolo centrale del medico come presidio di prevenzione: riconoscere precocemente i fattori di rischio, orientare le famiglie, informare sui comportamenti protettivi e inserire gli interferenti endocrini nella pratica clinica quotidiana. Un impegno coerente con lo spirito del Congresso, che in tutte le sue sessioni – dal legame tra clima, inquinamento e salute alla discussione sulle evidenze scientifiche emergenti – ha richiamato la responsabilità della professione sanitaria nella difesa della salute pubblica e della salute planetaria  .

La proposta di Piano presentata da ISDE vuole dunque offrire al legislatore uno strumento agile, basato sulle migliori evidenze disponibili, capace di colmare il vuoto normativo nazionale e di proteggere in modo più efficace la popolazione da un rischio ambientale ancora troppo sottovalutato. Un passo essenziale affinché l’Italia possa allinearsi alle migliori esperienze europee e garantire un approccio integrato, medico e preventivo, alla sfida degli interferenti endocrini.

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