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Un nuovo studio guidato dal Barcelona Institute for Global Health, in collaborazione con l’Università di Barcellona, mostra che l’esposizione prenatale all’inquinamento atmosferico è associata a una riduzione delle capacità cognitive nei neonati. La ricerca, condotta su 168 coppie madre-bambino della coorte BiSC, evidenzia effetti negativi legati in particolare a biossido di azoto, black carbon e PM2.5, inclusi i metalli come rame e ferro.

Lo sviluppo cognitivo è stato valutato con una tecnica innovativa di eye-tracking, che misura in modo oggettivo la memoria visiva nei primi mesi di vita. I risultati indicano una minore “preferenza per la novità” nei bambini più esposti, segnale di una performance cognitiva inferiore, con effetti più marcati nei maschi.

Secondo i ricercatori, gli inquinanti possono attraversare la barriera placentare e innescare infiammazione e stress ossidativo, interferendo con lo sviluppo cerebrale fetale. Pur con differenze individuali contenute, l’impatto è rilevante a livello di popolazione e rafforza l’urgenza di politiche più stringenti per ridurre l’esposizione all’inquinamento, soprattutto durante la gravidanza, a tutela della salute e del neurosviluppo dei bambini.