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A fine novembre, i dati raccolti dal progetto “Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane” realizzato dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign in collaborazione con ISDE Italia delineano un quadro chiaro: la maggior parte delle città monitorate supera ampiamente sia i nuovi limiti stabiliti dalla Direttiva europea 2881/2024 sia i più severi valori raccomandati dalle Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità 2021.

La rilevazione interessa 17 regione, 27 città attraverso di dati di 58 stazioni di monitoraggio. 5 città (Napoli, Milano, Torino, Vicenza e Venezia) hanno già superato ampiamente il numero massimo (18 giorni) dei valori limite giornalieri previsti dalla Direttiva UE per tutti e quattro gli inquinanti considerati (PM10, PM2,5, NO2, Ozono); nove città (Modena, Bergamo, Padova, Verona, Brescia, Parma, Bologna, Trento, Terni) superano i limiti per tre inquinanti, ed altre otto città superano i limiti per uno o due inquinanti. Complessivamente 22 città su 27 monitorate superano per almeno un inquinante i limiti europei.

Le analisi aggiornate evidenziano poi come, per alcuni inquinanti chiave, PM₁₀, PM₂,₅ e biossido di azoto (NO₂), la distanza dagli standard sanitari rimanga estremamente elevata.


PM₁₀: superamenti giornalieri ricorrenti e diffusi

Secondo la Direttiva UE 2881/2024 il numero massimo consentito di superamenti giornalieri per il PM₁₀ scenderà a 18 giorni/anno (rispetto agli attuali 35).
La fotografia a fine novembre mostra che:

  • diverse stazioni in Pianura Padana (Milano, Torino, Modena, Vicenza, Bergamo, Padova, Verona, Brescia, Parma, Venezia, Bologna) hanno già superato abbondantemente la soglia dei 18 giorni;
  • anche città extra-padane come Napoli, Palermo, Catania e Cagliari registrano numeri elevati di superamenti.

I dati evidenziano come la quasi totalità delle città monitorate superi largamente il valore raccomandato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità 2021 per la media annuale del PM₁₀, fissato a 15 µg/m³.


PM₂,₅: il particolato più fine continua a essere la minaccia più severa per la salute

La Direttiva 2881/2024 introduce un nuovo limite annuale di 10 µg/m³ per il PM₂,₅ dal 2030.
Le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano un obiettivo ancora più ambizioso: 5 µg/m³.

I dati di novembre mostrano:

  • la quasi totalità delle stazioni urbane traffico e fondo registra valori superiori ai 10 µg/m³, spesso doppi o tripli rispetto al valore raccomandato dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità.

Considerando che il PM₂,₅ è l’inquinante più strettamente associato a mortalità prematura, patologie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche, il quadro che emerge è particolarmente preoccupante.


Biossido di azoto (NO2)

I dati sui superamenti di biossido di azoto (NO₂) confermano quanto il traffico veicolare rimanga una delle principali fonti di pressione sanitaria nelle aree urbane italiane. Nonostante alcuni progressi, molte centraline continuano a registrare valori superiori ai limiti introdotti dalla direttiva europea n. 2881/2024 e ben lontani dai livelli raccomandati dalle Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità 2021. Oltre alle criticità già note lungo i grandi assi stradali, emerge con particolare evidenza la condizione delle città portuali come Napoli, Genova e Palermo: qui si sommano emissioni veicolari, movimentazione delle merci, traffico pesante e contributi significativi da navi ormeggiate o in manovra, rendendo più difficile rientrare nei nuovi standard europei. Questa combinazione di fonti richiede interventi integrati che vadano oltre la sola mobilità urbana: elettrificazione delle banchine, regolazione dei combustibili navali, porti a zero emissioni, potenziamento del trasporto pubblico e riduzione del traffico privato. Colmare il divario con gli obiettivi europei non è solo un obbligo normativo, ma un investimento urgente in salute pubblica, soprattutto per le comunità che vivono nelle vicinanze delle aree portuali.


Nel complesso, il quadro delineato a fine novembre conferma che l’Italia urbana si trova ancora distante dagli standard minimi necessari a proteggere efficacemente la salute della popolazione. Le novità introdotte dalla Direttiva europea 2881/2024, insieme ai valori più severi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità 2021, rendono evidente che senza politiche più incisive – sulla mobilità, sull’efficienza energetica, sulle emissioni portuali e industriali, sulla riqualificazione degli spazi urbani – il divario rischia di ampliarsi ulteriormente. I dati raccolti dal progetto mostrano però anche un elemento chiave: la possibilità di intervenire in modo mirato, sapendo dove e come si concentrano le principali criticità. Ridurre l’inquinamento atmosferico non è solo un obiettivo ambientale, ma una misura urgente di prevenzione sanitaria, in particolare per bambini, anziani, persone con patologie croniche e comunità esposte lungo il traffico e nelle aree portuali. L’attuazione coordinata delle politiche locali e nazionali nei prossimi anni determinerà se l’Italia riuscirà a trasformare questa fotografia preoccupante in un percorso concreto di miglioramento e tutela della salute pubblica.

Le analisi ISDE mostrano che nessuna delle principali città italiane sarebbe oggi conforme ai valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità 2021.
E una parte rilevante delle stazioni italiane risulta già oggi oltre i limiti che diventeranno vincolanti nel 2030.

La distanza da colmare è dunque significativa e richiede:

  • azioni strutturali sulla mobilità urbana (riduzione del traffico motorizzato, zone a emissioni zero, ampliamento del trasporto pubblico locale, ciclabilità e pedonalità);
  • interventi su riscaldamento domestico, efficienza energetica e progressiva eliminazione delle biomasse in ambito urbano;
  • politiche industriali e di logistica urbana orientate alla decarbonizzazione;
  • un sistema di monitoraggio più capillare e trasparente, come richiesto dalla stessa Direttiva 2024.

Un segnale importante per la salute

L’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute è ormai indiscutibile: secondo le principali stime europee ed internazionali, in Italia l’inquinamento atmosferico è responsabile di oltre 50.000 morti premature all’anno, in larga parte evitabili.

I dati di fine novembre confermano che non basta confidare nel miglioramento tecnologico o in un andamento meteorologico favorevole: serve una svolta politica e amministrativa, soprattutto nelle grandi aree urbane.

Il 2026 sarà un anno cruciale: i Comuni dovranno aggiornare i Piani per la qualità dell’aria e integrare le nuove prescrizioni europee. La salute delle persone — specialmente bambini, anziani e fragili — dipende dalla rapidità con cui verranno prese decisioni efficaci.