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Si è svolto a Firenze, presso il Dipartimento di Scienze della Salute, il seminario promosso da ISDE Italia – sezione di Firenze, rivolto agli specializzandi in Igiene e Medicina preventiva, Medicina del lavoro e Pediatria.

L’iniziativa ha l’obiettivo di rafforzare le competenze dei futuri medici su uno dei principali determinanti di salute: l’inquinamento atmosferico, analizzato attraverso dati scientifici aggiornati, evidenze epidemiologiche e implicazioni cliniche.

Segue altri corsi ADE (Attività Didattiche Elettive) svolti presso il Dipartimento di Igiene dell’Università di Firenze, dal titolo “Un’emergenza sanitaria: crisi climatica e inquinamento ambientale”, nell’ambito del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia.

Questa volta percorso formativo ha visto il contributo di diversi esperti ISDE e del mondo accademico: Marco TalluriNeri PucciFranco BergesioAntonio BaldassarreChiara Lorini ed Elisabetta Chellini.

Le fonti dell’inquinamento: un problema complesso

Come illustrato da Marco Talluri (ISDEnews), l’inquinamento atmosferico è il risultato di molteplici fonti emissive, principalmente legate alle attività umane:

  • traffico veicolare
  • riscaldamento domestico, soprattutto da biomasse
  • attività industriali ed energetiche
  • agricoltura e allevamenti

La complessità del fenomeno è legata anche a fattori meteorologici e territoriali che influenzano la dispersione degli inquinanti, rendendo alcune aree – come il bacino padano – particolarmente critiche.

Bambini e adolescenti: una vulnerabilità maggiore

Lintervento di Neri Pucci (ISDE), ha riguardato gli effetti dell’inquinamento nelle prime fasi della vita. Dalla gravidanza all’adolescenza esistono vere e proprie “finestre di suscettibilità” durante le quali l’esposizione agli inquinanti può produrre effetti particolarmente gravi e duraturi .

Tra gli impatti documentati:

  • complicanze della gravidanza (preeclampsia, basso peso alla nascita, prematurità)
  • infezioni respiratorie e aumento dei ricoveri nei primi anni di vita
  • sviluppo di asma e allergie
  • alterazioni del neurosviluppo e disturbi cognitivi
  • aumento del rischio di leucemie infantili legate a inquinanti come il benzene 

Un dato particolarmente significativo evidenzia come i bambini sotto i cinque anni, pur rappresentando una quota limitata della popolazione, concentrino una parte rilevante delle malattie correlate all’ambiente.

Un fattore di rischio tra i più rilevanti per la salute

Come evidenziato da Franco Bergesio (ISDE Firenze), l’inquinamento atmosferico rappresenta oggi uno dei principali fattori di rischio per la salute umana, con effetti che interessano l’intera popolazione e in modo particolare le fasce più fragili, come anziani e soggetti con patologie croniche .

Le evidenze scientifiche mostrano associazioni solide tra esposizione a inquinanti – in particolare PM2.5, biossido di azoto e ozono – e numerose patologie:

  • malattie respiratorie (asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva)
  • malattie cardiovascolari (infarto, ictus)
  • tumori (soprattutto polmone e vescica)
  • diabete e patologie metaboliche
  • malattie neurodegenerative

L’esposizione cronica accelera i processi di invecchiamento, riduce l’autonomia e aumenta il rischio di mortalità, con un impatto rilevante sulla salute pubblica .

Il ruolo dei medici nella prevenzione: dall’advocacy alla pratica clinica

L’intervento di Elisabetta Chellini (ISDE), ha posto al centro il ruolo attivo dei medici nella tutela della qualità dell’aria. Accanto alle politiche ambientali, infatti, esiste uno spazio concreto di azione nella pratica clinica e nella relazione con i pazienti. Il medico può fare advocacy, promuovendo interventi efficaci basati su evidenze scientifiche, ma anche educare gli assistiti, fornendo indicazioni su come ridurre l’esposizione agli inquinanti nella vita quotidiana, dalla mobilità all’uso del riscaldamento domestico . Centrale è inoltre la capacità di dare raccomandazioni personalizzate, soprattutto ai soggetti più vulnerabili, come pazienti con patologie cardio-respiratorie, indicando comportamenti e strategie per limitare i rischi sia in ambiente esterno che indoor. Come evidenziato nelle slide (pagg. 14 e 42), la qualità dell’aria diventa così un vero e proprio ambito di intervento sanitario, in cui prevenzione, informazione e responsabilità professionale si integrano nella pratica medica quotidiana

Alfabetizzazione sanitaria: uno strumento chiave per affrontare i rischi ambientali

L’intervento della prof.ssa Chiara Lorini (Università di Firenze) ha evidenziato come l’alfabetizzazione sanitaria rappresenti un elemento decisivo per affrontare in modo efficace il legame tra ambiente e salute. Non si tratta solo della capacità di comprendere informazioni mediche, ma di un insieme più ampio di competenze che permettono alle persone di accedere, valutare e utilizzare le informazioni per prendere decisioni consapevoli nella vita quotidiana . In questo contesto assume particolare rilievo la environmental health literacy, cioè la capacità di comprendere le connessioni tra esposizioni ambientali e salute e di tradurle in azioni concrete a livello individuale e collettivo. Come sottolineato nelle slide, l’obiettivo non è solo informare, ma favorire cambiamenti di comportamento e rafforzare l’empowerment dei cittadini e delle comunità. Centrale è anche il ruolo degli operatori sanitari, chiamati a essere intermediari affidabili, a contrastare la disinformazione e a costruire una comunicazione efficace che integri evidenze scientifiche e capacità di coinvolgimento

Il peso delle esposizioni lavorative nei determinanti del tumore polmonare

Come evidenziato dal relatore Antonio Baldassarre, professore associato di Medicina del Lavoro all’Università degli Studi di Firenze, il peso dell’esposizione lavorativa nella massa dei determinanti del tumore polmonare è rilevante e spesso sottostimato. Accanto al fumo, numerosi agenti presenti nei luoghi di lavoro – tra cui amianto, fumi di saldatura, emissioni diesel e altre sostanze cancerogene – contribuiscono in modo significativo all’incidenza della malattia. Una quota non trascurabile dei tumori polmonari è infatti attribuibile a esposizioni occupazionali, con centinaia di migliaia di decessi ogni anno a livello globale, a conferma del ruolo cruciale della prevenzione primaria e della tutela della salute nei contesti lavorativi.