L’inquinamento atmosferico non è soltanto un problema ambientale: è uno dei principali fattori di rischio per la salute e deve entrare con maggiore forza nella formazione e nella pratica quotidiana di medici e altri professionisti sanitari. È questo il punto di partenza del nuovo “Kit per la formazione su inquinamento atmosferico e salute per operatori sanitari”, versione italiana del materiale sviluppato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’adattamento italiano, realizzato nel 2026 da Planetary Health Challenge e ISDE – Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, mette a disposizione strumenti per formare a loro volta colleghi, pazienti e comunità.
Il documento italiano è un adattamento dell’Air pollution and health training kit for health workers, pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2024. La traduzione è stata realizzata grazie al lavoro volontario di esperti di Planetary Health Challenge e ISDE; il documento precisa che la traduzione non è stata redatta dall’OMS e che l’edizione originale inglese rimane quella autentica e vincolante.
L’inquinamento atmosferico come problema sanitario
Il punto di partenza del manuale è netto: l’inquinamento atmosferico viene indicato come il più importante fattore ambientale nel determinare la salute. Nel 2019, l’esposizione all’inquinamento dell’aria, sia domestico sia ambientale, è stata associata a 6,7 milioni di decessi nel mondo.
Il peso maggiore riguarda le malattie non trasmissibili – cardiopatia ischemica, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e cancro del polmone – ma comprende anche infezioni acute delle basse vie respiratorie, come la polmonite. Le evidenze accumulate negli ultimi anni hanno inoltre ampliato lo spettro degli effetti associati all’esposizione: nascita prematura e basso peso alla nascita, insorgenza e aggravamento dell’asma, disturbi cognitivi e neurologici.
Non si tratta, dunque, di un rischio confinato all’apparato respiratorio. Nella prefazione al volume viene ricordato come l’inquinamento possa interessare diversi organi e sistemi ed essere associato, oltre che alle patologie polmonari e cardiovascolari e al cancro, anche a problemi dello sviluppo cognitivo, demenza, depressione ed esiti avversi della gravidanza.
Il 99% della popolazione mondiale respira aria oltre i livelli raccomandati
La dimensione del problema è globale. Secondo i dati richiamati dal manuale, il 99% della popolazione mondiale respira aria con livelli di inquinamento superiori a quelli raccomandati dall’OMS. Ma il rischio non è distribuito in maniera uniforme.
Anziani, bambini, donne in gravidanza, persone affette da malattie croniche e popolazioni con condizioni socioeconomiche svantaggiate risultano particolarmente vulnerabili. A questi si aggiungono coloro che lavorano o svolgono attività all’aperto e le persone che vivono nelle vicinanze di grandi arterie stradali o di aree industriali.
Emergono inoltre profonde disuguaglianze geografiche. Nei Paesi a basso e medio reddito l’esposizione al particolato continua a essere superiore alla media mondiale e, secondo quanto riportato nel documento, meno dell’1% delle città rispetta i livelli raccomandati dall’OMS per PM2,5 e PM10. La qualità dell’aria diventa così anche una questione di equità sanitaria e sociale.
Dall’ambiente alla pratica clinica
Uno degli aspetti più significativi del kit riguarda proprio il ruolo attribuito ai professionisti della salute.
Il documento rileva che, nonostante l’avanzamento delle conoscenze scientifiche, l’inquinamento atmosferico continua a essere affrontato in maniera insufficiente sia nei programmi di studio delle professioni sanitarie sia nelle linee guida cliniche.
L’obiettivo è quindi ridurre questa distanza tra conoscenza scientifica e pratica sanitaria, facendo in modo che medici, infermieri, ostetriche, operatori sanitari di comunità e professionisti della sanità pubblica siano in grado non soltanto di conoscere i rischi, ma anche di riconoscerli, comunicarli e contribuire a prevenirli.
La formazione punta, tra l’altro, a far conoscere i principali inquinanti e le relative fonti, comprendere le modalità attraverso le quali avviene l’esposizione, spiegare i meccanismi attraverso cui l’inquinamento danneggia la salute e riconoscere i benefici sanitari derivanti dagli interventi di riduzione dell’inquinamento atmosferico, sia outdoor sia indoor.
Il medico può parlare di qualità dell’aria con i pazienti
Il passaggio più interessante è probabilmente quello che porta queste conoscenze dentro la relazione tra professionista sanitario e cittadino.
Tra i risultati attesi dal kit c’è infatti l’integrazione nella pratica quotidiana di indicazioni utili a ridurre l’esposizione individuale all’inquinamento atmosferico, insieme all’impegno degli operatori sanitari nella sensibilizzazione sulla qualità dell’aria e nella formazione di colleghi, pazienti e comunità.
Il professionista sanitario assume così un ruolo che va oltre la diagnosi e la cura della singola patologia: può aiutare le persone a comprendere la relazione tra ambiente e salute, individuare condizioni di maggiore vulnerabilità e comunicare possibili misure di prevenzione.
Il manuale sottolinea anche il valore della fiducia che i cittadini ripongono nei propri medici: proprio questa relazione può trasformarsi in un canale particolarmente efficace per aumentare la consapevolezza dei rischi ambientali.
Il caso di Ella e la formazione che mancava
La prefazione rende concreta questa esigenza attraverso la storia di Ella Adoo-Kissi-Debrah, morta a Londra a nove anni dopo aver sofferto di una grave forma di asma.
Nel dicembre 2020 un medico legale concluse che l’inquinamento atmosferico prodotto dal traffico stradale aveva contribuito significativamente alla sua malattia e alla sua morte. Nel manuale si ricorda che Ella è considerata la prima persona ad avere l’inquinamento atmosferico indicato come causa di morte sul certificato di decesso.
La madre, Rosamund Adoo-Kissi-Debrah, sottolinea nella prefazione un elemento particolarmente significativo: durante gli anni della malattia, nonostante Ella fosse stata seguita da diversi ospedali, nessun medico aveva discusso con la famiglia del possibile ruolo dell’inquinamento atmosferico. Non per mancanza di attenzione da parte dei sanitari, osserva, ma per una carenza di istruzione e formazione sugli effetti dell’aria inquinata sulla salute.
Da quella vicenda sono emerse tre indicazioni: standard di qualità dell’aria coerenti con le linee guida dell’OMS; maggiore monitoraggio e informazioni comprensibili per i cittadini; formazione dei professionisti sanitari affinché sappiano riconoscere e discutere con i pazienti i possibili effetti dell’esposizione.
Un modello che punta a “formare i formatori”
Il kit non propone semplicemente un manuale da leggere. La sua impostazione è basata sulla formazione dei formatori: chi acquisisce le conoscenze deve essere messo nelle condizioni di trasmetterle successivamente a colleghi e comunità.
Il modello prevede che il partecipante apprenda contenuti fondati sulle evidenze scientifiche, svolga esercitazioni e attività interattive e si eserciti a sua volta nell’insegnamento. L’obiettivo è creare un effetto moltiplicatore capace di diffondere competenze a livello locale, regionale e nazionale.
Il kit comprende infatti moduli di formazione corredati da note e riferimenti, il manuale per i formatori, scenari clinici sull’inquinamento atmosferico, un corso online e materiali destinati alla comunicazione e alla divulgazione.
Dalle lezioni frontali ai casi reali
L’approccio pedagogico punta molto sulla partecipazione. Non soltanto presentazioni, quindi, ma apprendimento basato sui problemi, casi clinici, discussioni, esperienze sul campo e attività attraverso le quali collegare le conoscenze scientifiche alla realtà quotidiana.
Il manuale propone, per esempio, la mappatura delle fonti di inquinamento, l’analisi di storie che collegano esposizione e salute, racconti fotografici, incontri con esperti, casi di studio ricavati da articoli giornalistici e rapporti, utilizzo di sensori a basso costo, visite sul campo e scenari clinici. A questi si aggiungono esercitazioni per costruire strategie di advocacy e veri e propri piani d’azione per l’aria pulita.
L’apprendimento basato su problemi reali serve a sviluppare pensiero critico, capacità di risolvere problemi e competenze comunicative: le conoscenze sull’inquinamento vengono così applicate a situazioni concrete che i partecipanti possono incontrare nel proprio territorio o nell’attività professionale.
Dai sensori ai sopralluoghi sul territorio
È significativo che la formazione esca anche dall’aula. Tra le attività previste compaiono l’uso di sensori a basso costo per aumentare la consapevolezza sulla qualità dell’aria e le visite sul campo finalizzate a individuare fonti di inquinamento, soggetti coinvolti e possibili soluzioni.
La formazione viene quindi collegata alla lettura concreta del territorio: traffico, insediamenti produttivi, condizioni urbanistiche e altre sorgenti possono diventare oggetto di osservazione e discussione.
È un’impostazione che considera il professionista sanitario non solo destinatario di dati epidemiologici, ma possibile interprete del rapporto fra ambiente, esposizione e condizioni di salute della popolazione.
Prevenzione individuale, ma soprattutto riduzione delle emissioni
Il manuale non riduce però la risposta all’inquinamento a una questione di comportamenti individuali.
La riduzione delle emissioni viene indicata come un intervento capace di produrre contemporaneamente benefici per la salute, per l’ambiente e per il clima. Trasporti, pianificazione urbana, produzione energetica e industria sono alcuni dei settori nei quali occorre intervenire per diminuire l’esposizione della popolazione.
La prevenzione assume quindi due dimensioni complementari. Da un lato è necessario aiutare le persone, soprattutto quelle maggiormente vulnerabili, a limitare l’esposizione quando possibile; dall’altro occorre agire sulle sorgenti e sulle politiche che determinano la qualità dell’aria.
In questa prospettiva, la formazione degli operatori sanitari diventa anche uno strumento di sanità pubblica.
Salute e qualità dell’aria, una competenza da portare negli studi medici
È questo, in definitiva, il cambiamento culturale proposto dal kit: considerare l’inquinamento atmosferico un fattore di rischio sanitario che deve essere conosciuto e affrontato anche da chi si occupa quotidianamente della salute delle persone.
Il professionista sanitario può contribuire a riconoscere le popolazioni più vulnerabili, comunicare il rischio, suggerire misure per diminuire l’esposizione, promuovere consapevolezza nelle comunità e partecipare al dibattito sulle politiche per un’aria più pulita.
Il manuale italiano mette ora a disposizione una struttura operativa per farlo, con un modello pensato per moltiplicare le competenze: formare operatori sanitari che possano diventare a loro volta formatori. Perché la qualità dell’aria non rimanga soltanto materia di centraline, limiti e politiche ambientali, ma diventi sempre più anche una componente ordinaria della prevenzione e della tutela della salute.
Fonte: Kit per la formazione su inquinamento atmosferico e salute per operatori sanitari – Manuale per la formazione dei formatori, adattamento italiano 2026 a cura di Planetary Health Challenge e ISDE – Associazione Italiana Medici per l’Ambiente dell’Air pollution and health training kit for health workers dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2024).
