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Un nuovo studio pubblicato sull’European Journal of Internal Medicine (doi: 10.1016/j.ejim.2025.106555) fornisce ulteriori prove sul legame tra inquinamento atmosferico e danni alla salute.
La ricerca — firmata, tra gli altri, da Agostino Di CiaulaPresidente del Comitato Scientifico dell’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) — mostra come l’esposizione cronica a basse concentrazioni di PM10 possa favorire l’accumulo di grasso nel fegato (steatosi) in soggetti con disturbi metabolici e predisposizione genetica.

Lo studio ha coinvolto 140 pazienti con patologie cardio-metaboliche, valutando parametri clinici (età, sesso, circonferenza vita, diabete di tipo 2), genetici (varianti MBOAT7, PNPLA3, TM6SF2), abitudini alimentari e livelli di esposizione a particolato atmosferico (PM10) e biossido di azoto (NO₂) nei sei mesi precedenti.

I risultati hanno evidenziato che:

  • Due terzi dei pazienti presentavano una forma di steatosi epatica (MASLD);
  • L’indice di steatosi epatica (HSI) risultava correlato positivamente ai livelli di PM10, ma non a quelli di NO₂;
  • L’effetto del PM10 era più marcato nei soggetti portatori di varianti genetiche omozigoti a rischio, nei quali si osservavano i valori più alti di steatosi;
  • Nei soggetti geneticamente predisposti, una maggiore aderenza alla dieta mediterranea mostrava invece un effetto protettivo.

Lo studio sottolinea che l’inquinamento atmosferico — anche a livelli considerati “moderati” — agisce come fattore indipendente di rischio per l’accumulo di grasso nel fegato, in particolare nelle persone con vulnerabilità metaboliche e genetiche.
Si tratta di una conferma ulteriore della connessione tra ambiente e salute, che richiede politiche di prevenzione integrate: tutela della qualità dell’aria, promozione di stili di vita sani e monitoraggio dei soggetti più a rischio.

Oltre ai fattori genetici e comportamentali, anche l’esposizione cronica al particolato atmosferico deve essere considerata nei futuri studi e nei protocolli clinici sulla steatosi epatica,” spiegano gli autori.

La ricerca è stata condotta presso la Clinica Medica “A. Murri” dell’Università di Bari.


Fonte:
Di Ciaula A., Krawczyk M., Weber S.N., Khalil M., JohnBritto J.S., Abdallah H., Portincasa P. (2025). Association between long-term exposure to PM10 and metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease (MASLD) in subjects with disturbed metabolic homeostasis and genotypes at risk. European Journal of Internal Medicine, doi: 10.1016/j.ejim.2025.106555.