Il Referto Epidemiologico Comunale (REC) torna al centro del dibattito pubblico grazie alla presentazione di Valerio Gennaro (già direttore del Registro Mesoteliomi della Liguria e membro ISDE), che nella terza giornata del Congresso ISDE Italia 2025 ha illustrato l’aggiornamento spazio-temporale della mortalità a Genova fino al 2024.
Un lavoro rigoroso, basato esclusivamente su dati ufficiali comunali — decessi e popolazione residente — che mette in luce differenze territoriali rilevanti e persistenti all’interno della città.
E, soprattutto, un modello replicabile in tutti i Comuni italiani per individuare precocemente aree a rischio e orientare politiche di prevenzione.
Perché il REC è uno strumento potente (e ancora poco utilizzato)
Nelle Premesse della presentazione, Gennaro ha ricordato che:
- tutti i Comuni italiani possiedono dati completi su mortalità, età, sesso, residenza, anno di decesso;
- questi dati, già usati per finalità burocratiche e statistiche, possono diventare strumenti immediati per la sanità pubblica;
- il REC consente di identificare popolazioni a rischio e possibili determinanti ambientali, sociali o sanitari.
Il REC è quindi uno strumento rapido, verificabile e a costo zero, perfettamente in linea con la Legge 29/2019 sul Referto Epidemiologico Nazionale.
L’obiettivo: fotografare 15 anni di mortalità in 25 circoscrizioni e 71 Unità Urbanistiche
Lo studio analizza il periodo 2009–2024, su oltre 8.000 decessi all’anno e una popolazione di 565.000 residenti.
Gli indicatori utilizzati:
- Tasso di mortalità standardizzato (TMS)
- Rapporto standardizzato di mortalità (SMR): rapporto fra decessi osservati e attesi, con IC90%.
Risultati principali: Genova è una città con forte polarizzazione sanitaria
1. Mortalità totale stabile, ma con differenze marcate tra quartieri
Il grafico di pagina 7 mostra che i decessi totali oscillano tra 7.700 e 8.900 l’anno, con il picco del 2020 (pandemia) .
2. I quartieri non sono uguali: fino a +40% o –20% di mortalità rispetto alla media
Le tabelle SMR per circoscrizioni sono eloquenti .
Aree a SMR più alto (mortalità superiore al 110%)
Per femmine, maschi e totale M+F appaiono con costanza:
- Cornigliano (fino a SMR 133.7 per le donne, 126.6 per gli uomini, 130.5 totale)
- Struppa
- Rivarolo
- Prà
- Bolzaneto
- Pre-Molo-Maddalena
Queste aree superano sistematicamente il valore 110, segnalando un eccesso significativo di mortalità.
Aree a SMR più basso (mortalità inferiore a 90%)
- Nervi–Quinto–Sant’Ilario
- San Francesco d’Albaro
- Foce
- Portoria
Quartieri caratterizzati da condizioni socio-economiche più favorevoli e minore esposizione ambientale.
3. Le mappe parlano chiaro
La mappa complessiva mostra l’estrema polarizzazione della città: ovest e ponente urbano (Cornigliano, Rivarolo, Sestri, Bolzaneto) risultano sistematicamente più colpiti, mentre levante e alcuni quartieri centrali presentano i valori più bassi .
Le mappe divise per genere mostrano inoltre che:
- le donne presentano gradienti simili agli uomini, ma con SMR lievemente inferiori;
- i quartieri critici restano gli stessi, indipendentemente dal genere.
Serie storiche nei quartieri: differenze nette e persistenti
Le serie temporali dei TMS (pagine 16–19) mostrano l’andamento nel tempo di tre aree emblematiche:
- Prà: Mantiene livelli di mortalità maschile più alti della media comunale per tutto il periodo.
- Pegli: presenta valori prossimi alla media, con oscillazioni ma senza eccessi persistenti.
- Cornigliano: Risulta costantemente tra le aree peggiori, con TMS maschili e femminili stabilmente più elevati del resto della città.
- Multedo (UU8): Evidenzia oscillazioni importanti negli anni 2009-2022, con picchi di mortalità maschile oltre 160 per 10.000.
Conclusioni: il REC è una rivoluzione semplice e replicabile
Nelle conclusioni Gennaro sottolinea che il REC:
- conferma ipotesi eziologiche note (inquinamento industriale, traffico, fragilità socio-economiche)
- permette di individuare nuove tendenze emergenti
- utilizza solo dati comunali, ma offre indicazioni fondamentali per indagini successive
- produce mappe chiare e immediate, facilmente interpretabili anche dai decisori locali
- è replicabile in qualunque comune italiano, a costo zero
- aiuta a individuare fattori di rischio evitabili: ambientali, sociali, occupazionali, sanitari
Un messaggio politico forte: la geografia della salute non è neutrale
La presentazione di Gennaro lo conferma:
le disuguaglianze di salute dentro una città non sono un dato naturale, ma il prodotto di scelte urbanistiche, ambientali e sociali.
Per questo il REC è — e deve diventare — uno strumento di giustizia ambientale e di sanità pubblica territoriale, perfettamente coerente con la missione di ISDE.
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