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Genova si conferma tra le città italiane più inquinate per biossido di azoto (NO₂). Secondo i dati dell’ARPA Liguria, la stazione di monitoraggio di Corso Europa ha registrato a fine ottobre una media annua di 43 μg/m³, valore che supera il limite di legge (40 μg/m³) e che colloca il capoluogo ligure al terzo posto in Italia, dopo Napoli-Ferrovie (51 μg/m³) e Palermo-Di Blasi (48 μg/m³).

Le stazioni di monitoraggio genovesi classificate “di traffico” (Corso Europa e Buozzi) mostrano valori costantemente elevati da oltre un decennio. Le fonti principali di NO₂ in ambito urbano derivano dai veicoli diesel, dal riscaldamento civile e dalle attività portuali, come documentato nell’Inventario Regionale delle Emissioni in Atmosfera pubblicato da ARPA Liguria.

La nuova Direttiva europea 2881/2024 abbassa i limiti per il biossido di azoto a 20 μg/m³ come media annua e introduce un limite giornaliero di 50 μg/m³ per non più di 18 giorni/anno, molto lontano dai valori osservati a Genova: al 31 ottobre il limite giornaliero è stato superato 82 volte, mentre il valore raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di 25 μg/m³ per non più di 4 giorni è stato superato 287 giorni su 303.

L’esposizione al biossido di azoto è associata a malattie respiratorie e cardiovascolari, in particolare asma, bronchiti croniche e peggioramento delle patologie polmonari nei bambini e negli anziani. Anche a livelli inferiori ai limiti di legge, il rischio sanitario rimane significativo.

Come sottolineano ISDE Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign, occorre un impegno immediato delle istituzioni locali per ridurre il traffico veicolare, elettrificare la logistica portuale e promuovere modalità di trasporto attive. Ogni microgrammo in meno di NO₂ significa vite salvate e minori costi sanitari per la collettività.

Nell’articolo dell’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile il dettaglio di tutti i dati.