Skip to main content

Il nuovo comunicato di ISDE-Medici per l’Ambiente lancia un forte allarme: a Genova i livelli di biossido di azoto (NO₂) restano ben oltre i limiti fissati dall’Unione Europea. Durante i giorni più caldi di agosto, in via Bari – sulle alture di San Teodoro, di fronte al porto – si sono registrati picchi orari vicini ai 100 µg/m³, valori che superano nettamente quelli misurati in altre zone della città.

Il problema non riguarda solo episodi isolati. Nei primi otto mesi del 2025 le centraline ARPA Liguria hanno già contato decine di superamenti del valore medio giornaliero consentito: 66 giorni in corso Europa, 57 in via Buozzi e 39 in corso Gastaldi, a fronte dei soli 18 giorni previsti dalla direttiva europea 2024/2881. Le medie annuali confermano la criticità: via Buozzi (39 µg/m³) e corso Europa (25 µg/m³) risultano già oltre il nuovo limite di 20 µg/m³.

Le cause principali sono il traffico veicolare, particolarmente intenso nei quartieri intorno al porto, e le emissioni delle navi in attracco. Dopo i picchi di agosto la Prefettura e il Comune hanno riunito un tavolo di emergenza con l’Autorità Portuale per limitare gli ingorghi e introdurre misure straordinarie di viabilità. Tuttavia, ISDE sottolinea che non bastano provvedimenti temporanei: servono strategie di medio e lungo periodo, coordinate da Comune e Regione, per ridurre stabilmente le emissioni e migliorare la qualità dell’aria.

Il NO₂ è uno degli inquinanti più pericolosi. Invisibile, ma estremamente reattivo, provoca danni già a basse concentrazioni (20-30 µg/m³). L’esposizione acuta può causare irritazioni, tosse, difficoltà respiratorie e crisi asmatiche. A lungo termine, aumenta il rischio di asma, broncopneumopatie croniche, malattie cardiovascolari, ictus, oltre a effetti neurologici e psichici come declino cognitivo, Alzheimer, Parkinson, ansia e depressione. Una situazione che a Genova è resa ancora più preoccupante dall’elevata quota di popolazione anziana, oltre il 29% dei residenti.

ISDE chiede che l’inquinamento venga trattato come una vera emergenza sanitaria, con il coinvolgimento delle ASL e di ARPAL, e che vengano avviate indagini epidemiologiche su ricoveri e mortalità nei diversi distretti della città. L’obiettivo è duplice: proteggere i cittadini più fragili e promuovere politiche di prevenzione ambientale realmente efficaci.