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Nella terza giornata del Congresso ISDE Italia 2025, un intervento firmato da Celestino Panizza, Vincenza Briscioli e Leo Venturelli ha portato al centro del dibattito due temi strettamente intrecciati: la tutela del verde urbano e la formazione di una cittadinanza consapevole, capace di partecipare ai processi decisionali in materia di salute pubblica e ambiente.

Una relazione che ha saputo unire evidenze scientifiche, diritti dell’infanzia e pratiche concrete di educazione partecipativa, delineando un modello replicabile per i territori.

Health literacy e advocacy: creare comunità capaci di decidere

Come spiegato nelle prime pagine della presentazione  , la health literacy – la capacità di comprendere, valutare e utilizzare le informazioni sulla salute – diventa la base culturale dell’advocacy: cittadini, operatori, pediatri e istituzioni che agiscono insieme per orientare le politiche pubbliche verso il bene comune.

L’advocacy, in questa prospettiva, è definita come «l’espressione collettiva della health literacy»: solo comunità informate possono partecipare con consapevolezza alle scelte che riguardano salute e ambiente.

La crisi climatica come emergenza educativa e pediatrica

Ricordando il rapporto OMS–UNICEF–Lancet (2020), gli autori sottolineano come la crisi climatica minacci il futuro dei bambini e come l’educazione ambientale diventi un atto etico oltre che pedagogico.

La figura del pediatra, spiegano, occupa un ruolo strategico: è una voce di fiducia, capace di promuovere una cultura della cura e della partecipazione anche fuori dagli ambulatori.

Significativo anche il riferimento al General Comment ONU n.26 (2023): ai bambini viene riconosciuto il diritto a un ambiente sano e la possibilità di partecipare realmente alle decisioni che riguardano il loro futuro.

Difendere il verde urbano è proteggere la salute pubblica

La parte centrale della presentazione affronta un caso concreto di richiesta di parere tecnico-scientifico indipendente per evitare il taglio di filari di alberi maturi in un’area ad alta criticità ambientale.

Le motivazioni sono chiare:

  • il verde urbano è riconosciuto da OMS ed EEA come determinante fondamentale di salute;
  • alberi e parchi riducono isole di calore, inquinamento, rumore, stress e disuguaglianze;
  • gli alberi maturi non sono “arredo urbano”, ma vere e proprie infrastrutture sanitarie.

Nelle slide viene ricordata una stima delle C40 Cities: un aumento dell’1% della copertura verde può ridurre di 1,77 le morti premature per 100.000 abitanti.

La relazione rilancia un messaggio forte: la conservazione degli alberi già esistenti è la prima forma – spesso la più efficace – di forestazione urbana.

Educazione ambientale partecipativa: bambini come protagonisti

La seconda parte della presentazione illustra progetti concreti di educazione ecologica partecipativa, tra cui il percorso “Noi siamo la Natura” dell’Associazione Matteo Chiesa, ACP e ISDE.

Come mostrato nella pagina dedicata al concorso fotografico  , bambini e ragazzi (6–21 anni) diventano osservatori, narratori e protagonisti delle trasformazioni ambientali attraverso metodologie attive come photovoice, forum giovanili e strumenti digitali sostenuti da UNICEF.

Particolarmente significativi sono i commenti dei ragazzi che esprimono desideri molto chiari: più responsabilità da parte degli adulti, più rispetto per la natura, più coerenza tra parole e scelte quotidiane.

Conclusioni: prendersi cura del verde è prendersi cura della comunità

Il messaggio finale è quello di un approccio integrato e profondamente umano:

«Non basta parlare di ambiente: bisogna creare esperienze che uniscano conoscenza, cura e appartenenza.»

L’educazione ambientale, intesa come educazione alla vita, diventa così parte integrante dei percorsi di salute pediatrica, dei piani locali di adattamento climatico e delle politiche di giustizia ambientale.