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Nella sessione “How to promote environmental health in children”, una delle più attese della seconda giornata del Congresso ISDE 2025, la pediatra Laura Reali ha presentato un quadro dettagliato e preoccupante dell’impatto che la crisi climatica e l’inquinamento ambientale stanno già esercitando sulla salute dei bambini. Un intervento forte e basato su solide evidenze scientifiche, che ha trovato grande risonanza in una sessione moderata da Peter Van Den Hazel e dedicata specificamente alla salute pediatrica in un mondo sempre più ostile ai più piccoli.

Un’emergenza pediatrica già in corso

La crisi climatica non è una minaccia futura: è un’emergenza attuale che colpisce la salute dei bambini in ogni parte del mondo, Italia compresa” ha esordito Reali.
Le temperature estreme, la diffusione degli allergeni, la scarsa qualità dell’aria e dell’acqua, l’aumento degli incendi, dell’ozono e delle polveri sottili stanno contribuendo a un incremento significativo di:

  • asma e broncospasmo,
  • infezioni respiratorie ripetute,
  • disturbi del sonno e difficoltà cognitive,
  • stress termico, disidratazione e colpi di calore,
  • vulnerabilità psicologica, ansia ambientale, disturbi dell’adattamento.

Uno dei dati più inquietanti riguarda l’esposizione prenatale: l’inquinamento atmosferico, ha ricordato Reali, attraversa la placenta e interferisce con lo sviluppo del sistema nervoso, immunitario e cardiovascolare dei futuri adulti. “Il primo luogo dove proteggere la salute di un bambino è l’utero materno”.

Pediatria e ambiente: la storia ambientale come strumento clinico

Nell’intervento, Reali ha illustrato come la pediatria possa diventare la prima linea nella difesa della salute dei bambini attraverso tre strumenti chiave:

1. Integrare la storia ambientale nelle visite

Come si chiedono informazioni sulle abitudini alimentari o sul sonno, così — sottolinea Reali — bisogna chiedere:

  • dove vive il bambino,
  • che aria respira,
  • come si sposta per andare a scuola,
  • se la casa ha muffe, umidità o fonti inquinanti,
  • che prodotti chimici vengono usati nell’ambiente domestico.

Il pediatra diventa così capace di riconoscere precocemente le esposizioni e di intervenire prima che si trasformino in malattia”.

2. Counselling ambientale familiare

La crisi ambientale può essere contrastata anche attraverso scelte quotidiane consapevoli:

  • migliorare la ventilazione delle case,
  • ridurre l’uso di pesticidi domestici,
  • incoraggiare la mobilità attiva e sicura,
  • aumentare il tempo trascorso all’aperto in aree verdi,
  • preferire alimenti locali e meno processati,
  • ridurre le esposizioni indoor a sostanze chimiche.

Reali sottolinea che non si tratta di “consigli idealistici”, ma di interventi prevenzionali basati su evidenze e applicabili a tutte le famiglie.

3. Advocacy: il ruolo pubblico dei pediatri

Reali è stata particolarmente netta su questo punto:
Difendere la salute dei bambini significa anche agire sul piano politico. Non possiamo pretendere che un singolo genitore protegga suo figlio dall’ozono o dal PM2.5: servono azioni collettive”.

L’appello è rivolto ai pediatri, ma anche alle istituzioni:

  • strade sicure intorno alle scuole,
  • aree verdi accessibili,
  • aria pulita indoor e outdoor,
  • piani urbani che integrino salute, mobilità e ambiente,
  • politiche energetiche e climatiche che mettano i bambini al centro.

Una sessione dedicata ai più vulnerabili

L’intervento di Reali si è inserito perfettamente nel quadro delineato da Peter Van Den Hazel nella relazione precedente sul burden of disease infantile legato alle esposizioni ambientali globali. Insieme, i due interventi hanno mostrato con chiarezza come i bambini rappresentino la fascia più esposta agli impatti della crisi planetaria, ma anche quella che può beneficiare maggiormente di interventi tempestivi.

“Proteggere i bambini significa proteggere il futuro”

Reali ha concluso con un messaggio che ha risuonato forte nella sala:
Ogni politica climatica, ogni piano urbano, ogni strategia sanitaria deve rispondere a una domanda semplice: quali effetti avrà sui bambini? Se non migliora le loro condizioni di vita, non è una buona politica.”

La sessione su bambini e ambiente è stata una delle più partecipate del Congresso ISDE 2025 e ha confermato l’urgenza di mettere la salute dei minori al centro delle politiche climatiche, urbane e sanitarie.


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