Skip to main content

Nell’articolo “Cibi ultra-processati: menù indigesto per salute, economia e ambiente”, pubblicato su l’Extraterrestre (Il Manifesto) e firmato da Francesco Romizi (responsabile comunicazione Isde Italia, l’autore descrive l’emergere di una crisi globale legata alla diffusione degli alimenti ultra-processati (UPF), denunciata da un recente filone di studi pubblicato su The Lancet.

Romizi ricostruisce come gli UPF — prodotti industriali ricchi di ingredienti raffinati, additivi, aromi e sostanze che modificano struttura e sapore — siano oggi responsabili di un aumento documentato di obesità, diabete, malattie cardiovascolari, tumori e declino cognitivo, oltre a generare forme di dipendenza simili a tabacco e alcol. Negli Stati Uniti, ricorda l’autore, gli UPF rappresentano ormai il 70% dell’offerta alimentare, con effetti sanitari devastanti e crescenti disuguaglianze.

L’articolo collega inoltre la questione alimentare alla crisi ecologica globale, richiamando i dati della EAT–Lancet Commission 2025, secondo cui il sistema agroindustriale contribuisce pesantemente al superamento dei confini planetari. L’organizzazione Grain stima che l’intera filiera del cibo industriale — dalla deforestazione ai fertilizzanti, dall’industria alla logistica — sia responsabile tra il 44% e il 57% delle emissioni mondiali di gas serra, più dell’intero settore dei trasporti.

La denuncia del procuratore di San Francisco, descritta nell’articolo, aggiunge una dimensione legale: dieci multinazionali — tra cui Kraft Heinz, Mondelez, Coca-Cola, PepsiCo, Nestlé, Kellogg, Mars — sono chiamate a rispondere per danni alla salute pubblica causati dai loro prodotti, accusati di pratiche ingannevoli e marketing aggressivo verso bambini e comunità vulnerabili.

Romizi conclude che la crisi degli UPF non è un problema individuale, ma il risultato di un modello economico e politico che privilegia profitto, omologazione alimentare e logiche industriali a scapito di salute, cultura alimentare, equità sociale e ambiente. Le soluzioni indicate dal Lancet includono: regolamentazione pubblica forte, fiscalità coerente, limiti alla pubblicità, etichette chiare, sostegno alle filiere agroecologiche e difesa delle diete tradizionali.

Un tema sanitario, sociale e climatico che rappresenta – scrive Romizi – una vera sindemia globale.