Skip to main content

È in corso una fase delicata per il cementificio Colacem di Galatina, in provincia di Lecce, al centro di un confronto tra istituzioni, associazioni ambientaliste e azienda sui possibili impatti sanitari delle emissioni. Sul tavolo della Provincia ci sono le richieste di sospensione cautelativa avanzate dai comitati locali, sostenute da dati tecnici di Arpa Puglia che evidenzierebbero, nello scenario di emissioni autorizzate, superamenti delle soglie di accettabilità per sostanze come arsenico e cromo esavalente.

La posizione della Provincia

Il presidente della Provincia di Lecce, Fabio Tarantino, ha confermato che la documentazione è in fase di valutazione nell’ambito del riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), subordinato alla Valutazione di impatto sanitario (Vis).
Pur ribadendo che eventuali provvedimenti restrittivi possono essere adottati solo in presenza di “gravi motivi”, Tarantino ha assicurato che l’obiettivo è chiaro: “non dare spazio a inquinamento”.

Netta anche la posizione su un altro fronte sensibile: esclusa la possibilità di utilizzare nello stabilimento combustibili solidi secondari (Css), cioè rifiuti.

Le preoccupazioni di associazioni e comunità scientifica

Le associazioni ambientaliste, tra cui ISDE e comitati locali, chiedono lo stop dell’impianto sottolineando i possibili rischi cancerogeni per la popolazione di un’area già classificata come cluster per patologie tumorali.

Tra i contributi tecnici esaminati figura anche quello di Fabrizio Bianchi (Cnr), che invita alla cautela: con i dati attualmente disponibili non sarebbe possibile rispondere in modo definitivo a quesiti cruciali per amministratori e cittadini. Tuttavia, lo stesso Bianchi evidenzia come livelli anche moderati di inquinamento atmosferico possano contribuire a un aumento di mortalità e malattie evitabili, se non ridotti verso i valori raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Ulteriori osservazioni arrivano anche da ambito medico, dove viene sottolineato il potenziale impatto sanitario di metalli pesanti come arsenico e cromo esavalente, associati non solo a patologie oncologiche ma anche a effetti sistemici su diversi organi e apparati, soprattutto in caso di esposizione cronica.

La replica dell’azienda

Colacem respinge le accuse e parla di “allarme privo di fondamento”. L’azienda richiama la Valutazione di impatto sanitario elaborata dall’Università di Bologna, secondo cui le emissioni dell’impianto non produrrebbero effetti apprezzabili sulla salute e sarebbero “del tutto rassicuranti” per la popolazione.

Un iter ancora aperto

La questione resta aperta e sarà oggetto di ulteriori approfondimenti nella conferenza dei servizi, chiamata a valutare complessivamente dati ambientali, sanitari e osservazioni delle parti coinvolte.

Nel frattempo, anche la Regione Puglia ha assicurato monitoraggio sul dossier, con l’obiettivo di arrivare a una conclusione che garantisca risposte certe ai cittadini.