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L’aggiornamento a fine luglio 2026 del progetto “Cambiamo aria”, realizzato dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign in collaborazione con ISDE Italia, evidenzia una diffusa emergenza ozono. I dati relativi a questo inquinante riguardano in particolare giugno e luglio, i due mesi centrali della stagione fotochimica estiva. Concentrazioni elevate di biossido di azoto interessano soprattutto importanti città portuali, mentre PM10 e PM2,5, più critici nei mesi invernali, continuano a registrare numerosi superamenti.

Ozono: giugno e luglio segnano un forte peggioramento

Il dato più significativo dell’aggiornamento riguarda l’ozono troposferico. I superamenti riportati per il 2026 sono stati registrati nei mesi di giugno e luglio, quando l’intensa radiazione solare e le alte temperature favoriscono la formazione di questo inquinante secondario.

L’ozono, infatti, non viene emesso direttamente, ma si forma nell’atmosfera attraverso reazioni fotochimiche che coinvolgono ossidi di azoto e composti organici volatili. È quindi un inquinante tipicamente estivo, destinato a diventare ancora più problematico con l’aumento delle temperature e la maggiore frequenza delle ondate di calore.

La normativa vigente stabilisce un valore obiettivo di 120 µg/m³, calcolato sulla massima media mobile di otto ore, da non superare per più di 25 giorni all’anno. La Direttiva europea 2024/2881 riduce a 18 il numero dei superamenti consentiti, mentre l’OMS raccomanda di non oltrepassare 100 µg/m³ per più di tre o quattro giorni all’anno.

In soli due mesi, giugno e luglio 2026, la soglia di 120 µg/m³ è stata superata per:

  • 52 giorni a Torino Lingotto e Bergamo Meucci;
  • 50 giorni a Torino Rubino;
  • 47 a Vicenza Quartiere Italia;
  • 44 a Modena Parco Ferrari;
  • 43 a Milano Verziere, Verona Giarol Grande, Parma Cittadella, Bologna via Chiarini e Bologna Giardini Margherita.

Il dato è particolarmente allarmante perché numerose stazioni hanno superato in appena due mesi non soltanto il futuro limite europeo di 18 giorni, ma anche l’attuale valore obiettivo, che consente un massimo di 25 superamenti nell’intero anno.

Il confronto con giugno e luglio 2025 mostra inoltre un peggioramento diffuso. Torino Lingotto passa da 24 a 52 giorni oltre 120 µg/m³, Torino Rubino da 35 a 50, Vicenza Quartiere Italia da 33 a 47, Bologna Giardini Margherita da 15 a 43, Padova Mandria da 25 a 38 e Brescia Villaggio Sereno da 9 a 34.

Ancora maggiore è la distanza dalle indicazioni OMS: nei due mesi considerati, i giorni oltre 100 µg/m³ sono stati 58 a Torino Lingotto e Torino Rubino, 57 a Parma Cittadella, 56 a Bergamo Meucci e Padova Mandria e 55 a Vicenza Quartiere Italia, Milano Verziere, Verona Giarol Grande e Bologna via Chiarini.

In diverse città, dunque, la soglia indicata dall’OMS è stata oltrepassata durante quasi tutti i giorni di giugno e luglio.

L’ozono può provocare irritazione delle vie respiratorie, riduzione della funzionalità polmonare e aggravamento dell’asma e delle patologie respiratorie e cardiovascolari. Bambini, anziani, persone con malattie croniche e lavoratori che svolgono attività all’aperto sono particolarmente vulnerabili.

L’estensione territoriale del fenomeno dimostra che l’ozono non può essere affrontato soltanto con misure locali o emergenziali. Servono politiche coordinate per ridurre le emissioni dei suoi precursori, provenienti soprattutto da trasporti, attività industriali, produzione energetica e uso di solventi.

Biossido di azoto: ai primi posti soprattutto città portuali

Per il biossido di azoto emerge un elemento territoriale rilevante: le concentrazioni e il numero di superamenti più elevati interessano soprattutto importanti città portuali.

Le medie registrate tra gennaio e luglio raggiungono 47 µg/m³ nella stazione Palermo Di Blasi, 46 a Genova via Buozzi e Venezia Sacca Fisola, 43 a Brescia Villaggio Sereno, 40 a Catania viale Vittorio Veneto e 39 a Napoli Ente Ferrovie e Genova Corso Europa.

La normativa vigente prevede un limite medio annuale di 40 µg/m³. Dal 2030 la nuova Direttiva europea ridurrà il valore annuale a 20 µg/m³ e introdurrà una soglia giornaliera di 50 µg/m³, da non superare più di 18 volte all’anno. L’OMS raccomanda invece una media annuale inferiore a 10 µg/m³ e una media giornaliera di 25 µg/m³.

Considerando la futura soglia europea, alla fine di luglio si contano già 85 superamenti a Palermo Di Blasi, 83 a Genova via Buozzi, 53 a Napoli Ente Ferrovie, 43 a Genova Corso Europa e 36 a Catania viale Vittorio Veneto.

La distanza dalle indicazioni OMS è ancora più marcata. Le giornate con concentrazioni superiori a 25 µg/m³ sono state 206 a Catania viale Vittorio Veneto, 193 a Genova via Buozzi, 184 a Palermo Di Blasi, 182 a Milano Marche, 178 a Torino Rebaudengo, 176 a Genova Corso Europa e 165 a Napoli Ente Ferrovie.

Il fatto che ai primi posti compaiano Palermo, Genova, Napoli, Catania e Venezia richiama la necessità di considerare, accanto al traffico stradale e alle altre combustioni urbane, anche il contributo delle attività marittime e portuali.

I dati delle singole centraline non permettono da soli di attribuire le concentrazioni a una specifica fonte. La coincidenza territoriale rafforza però l’esigenza di approfondire, attraverso inventari delle emissioni e studi sulla provenienza degli inquinanti, il peso delle navi in sosta e in manovra, dei mezzi portuali, della movimentazione delle merci e del traffico pesante indotto dai porti.

L’elettrificazione delle banchine, il collegamento delle navi alla rete elettrica durante la sosta, l’impiego di energia da fonti rinnovabili, il rinnovo dei mezzi portuali e una logistica meno dipendente dai camion possono produrre benefici sanitari diretti per i lavoratori e per gli abitanti dei quartieri circostanti.

PM10 e PM2,5: le criticità invernali pesano già sul bilancio annuale

PM10 e PM2,5 raggiungono generalmente le concentrazioni più elevate durante l’autunno e l’inverno, quando aumentano le emissioni legate al riscaldamento e le condizioni atmosferiche favoriscono il ristagno degli inquinanti. I dati dei primi sette mesi dell’anno incorporano quindi gran parte della fase più critica, anche se da ottobre a dicembre i dati sicuramente peggioreranno in modo significativo.

Per il PM10, il limite attuale di 50 µg/m³, da non superare più di 35 giorni all’anno, è già stato oltrepassato a Milano Marche, con 41 giornate, e Verona Corso Milano, con 40. Modena Giardini ha raggiunto quota 35.

La futura soglia giornaliera europea di 45 µg/m³, superabile non più di 18 volte all’anno dal 2030, risulta già ampiamente oltrepassata: 49 giorni a Milano Marche, 43 a Verona Corso Milano, 40 a Modena Giardini e 36 a Milano Pascal.

Anche per il PM2,5 numerose stazioni hanno già superato il numero di giornate che sarà consentito dal 2030, quando il valore di 25 µg/m³ non potrà essere oltrepassato più di 18 volte all’anno. I superamenti sono 52 a Padova Mandria, 50 a Milano Marche, 49 a Milano Pascal, 48 a Torino Rebaudengo e Rubino e 44 a Modena Parco Ferrari.

Le giornate oltre il valore OMS di 15 µg/m³ arrivano a 115 a Torino Rebaudengo, 104 a Verona Giarol Grande, 93 a Napoli Ente Ferrovie e 92 a Padova Mandria e Milano Marche.

Il confronto tra il 2025 e il 2026 non mostra un andamento uniforme: alcune stazioni migliorano e altre peggiorano. Nel complesso resta però molto ampia la distanza sia dai limiti europei del 2030 sia, soprattutto, dai valori raccomandati dall’OMS.

Servono politiche per tutte le stagioni

L’aggiornamento di “Cambiamo aria” mostra che l’inquinamento atmosferico cambia caratteristiche nel corso dell’anno, ma non scompare con la fine dell’inverno. Nei mesi freddi assumono maggiore rilievo PM10 e PM2,5; nei mesi di giugno e luglio crescono rapidamente le concentrazioni di ozono; il biossido di azoto continua invece a segnalare l’impatto strutturale del traffico e delle diverse attività di combustione, comprese quelle presenti nelle aree portuali.

Le politiche per la qualità dell’aria devono quindi agire contemporaneamente su mobilità urbana, riscaldamento, industria, produzione energetica, agricoltura, porti e logistica.

Occorre ridurre il traffico motorizzato privato, rafforzare il trasporto pubblico e la mobilità attiva, riqualificare energeticamente gli edifici, accelerare l’elettrificazione alimentata da fonti rinnovabili e intervenire in modo specifico nelle città portuali.

Ridurre l’inquinamento non significa soltanto rispettare una norma: significa prevenire malattie respiratorie e cardiovascolari, ricoveri e morti premature e diminuire le disuguaglianze che colpiscono maggiormente lavoratori, bambini, anziani e persone che vivono nei quartieri più trafficati o vicini alle aree industriali e portuali.

DATI ANNO 2026 – giornalieri e riepilogativi per città