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Nessuna delle città analizzate rispetta contemporaneamente per tutti gli inquinanti i valori indicati dalle Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. È quanto emerge dall’aggiornamento 2025 di “Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, la campagna curata da ISDE Italia in collaborazione con Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile, Kyoto Club e Clean Cities Campaign.

L’analisi prende in esame le concentrazioni di PM10, PM2,5 e biossido di azoto (NO₂), oltre ai superamenti dei valori giornalieri per questi inquinanti e per l’ozono. I dati sono confrontati con tre diversi riferimenti: la normativa attualmente in vigore, i limiti previsti dalla nuova Direttiva UE 2024/2881 e i valori raccomandati dalle Linee guida OMS 2021.

Un quadro ancora critico per la salute

La tabella mostra una situazione diffusa di criticità. Anche dove i limiti di legge attuali risultano formalmente rispettati, le concentrazioni restano spesso superiori ai valori indicati dall’OMS, che rappresentano il riferimento più avanzato per la tutela della salute.

Le maggiori preoccupazioni riguardano il PM2,5, l’inquinante più strettamente associato agli effetti sanitari, il NO₂, fortemente legato al traffico veicolare nelle aree urbane, e l’ozono, che raggiunge livelli elevati soprattutto nei mesi più caldi.

Per le medie annuali emergono situazioni particolarmente problematiche in diverse grandi città. Napoli e Palermo superano ancora il limite vigente per il PM10, mentre valori elevati si registrano anche a Milano, Venezia e Verona. Per il NO₂ le concentrazioni più alte interessano Napoli, Palermo, Genova, Catania, Torino, Milano e Roma.

Anche il numero dei giorni con concentrazioni elevate conferma la persistenza del problema. Milano, Palermo, Napoli, Torino, Verona, Venezia e Modena presentano numerosi superamenti per il PM10. Per il PM2,5 le giornate critiche sono particolarmente numerose a Milano, Torino, Padova, Brescia e Vicenza. Molto pesante anche il quadro relativo al NO₂ in città come Napoli, Palermo, Genova, Torino, Milano e Catania.

Rispettare i limiti di legge non significa proteggere la salute

I risultati confermano una distinzione fondamentale: il rispetto della normativa vigente non equivale automaticamente all’assenza di rischio sanitario. I limiti attuali sono infatti molto meno restrittivi rispetto alle raccomandazioni dell’OMS.

Per il PM10, ad esempio, il limite annuale vigente è pari a 40 microgrammi per metro cubo, mentre la nuova Direttiva europea prevede 20 microgrammi e l’OMS raccomanda 15. Per il PM2,5 si passa dai 25 microgrammi della normativa attuale ai 10 previsti dalla Direttiva e ai 5 indicati dall’OMS. Per il NO₂ i valori sono rispettivamente 40, 20 e 10 microgrammi per metro cubo.

La stessa distanza emerge per i valori giornalieri, dove le soglie sanitarie raccomandate dall’OMS risultano più rigorose di quelle normative.

ISDE: servono misure strutturali e non rinvii

Il quadro del 2025 mostra che occorre moltiplicare gli sforzi per ridurre l’inquinamento atmosferico, una delle principali minacce ambientali per la salute pubblica.

Servono interventi strutturali sul traffico, sul trasporto pubblico, sulla mobilità attiva, sul riscaldamento degli edifici, sull’efficienza energetica e sulle emissioni industriali e agricole. È inoltre necessario evitare ogni ipotesi di rinvio nell’applicazione dei nuovi limiti previsti dalla Direttiva europea o il ricorso a misure di efficacia puramente simbolica.

La transizione verso città meno dipendenti dall’automobile, più accessibili e con aria più pulita non è soltanto un obiettivo ambientale, ma una priorità sanitaria. Ridurre rapidamente l’esposizione della popolazione a particolato, biossido di azoto e ozono significa prevenire malattie respiratorie e cardiovascolari, ricoveri e morti premature.

Fonte: campagna “Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane – anno 2025”, a cura di ISDE Italia in collaborazione con Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile, Kyoto Club e Clean Cities Campaign.