Bere tè è un gesto quotidiano per milioni di persone, ma le comuni bustine utilizzate per prepararlo possono rappresentare una fonte di esposizione a micro- e nanoplastiche. È questo il tema affrontato dalla nuova scheda informativa “Bustine di tè e microplastiche”, realizzata nell’ambito della campagna nazionale per la prevenzione dei danni alla salute da esposizione alla plastica.
Il documento, curato da Mara Tommasi, Enzo Favoino, Elisabetta Chellini e Maria Grazia Petronio, ricostruisce lo stato delle conoscenze scientifiche sul rilascio di particelle plastiche dalle bustine di tè durante l’infusione in acqua calda e richiama l’attenzione sulla necessità di approfondire gli effetti sanitari e ambientali di questa esposizione.
Un consumo diffusissimo
Dopo l’acqua, il tè è la bevanda più consumata al mondo. Secondo i dati riportati nella scheda, milioni di italiani consumano tè e infusi quotidianamente: il 28% almeno una volta al giorno e il 12% più volte al giorno.
Le moderne bustine da tè, inizialmente realizzate in carta o tessuto, nel tempo hanno incorporato materiali plastici come nylon e polietilene tereftalato (PET) per migliorarne la resistenza e la sigillatura.
Gli studi scientifici
La scheda analizza diversi studi internazionali pubblicati negli ultimi anni. Tra i più noti quello della McGill University di Montréal, che nel 2019 rilevò il rilascio nell’infuso di miliardi di micro- e nanoplastiche da alcune bustine commerciali immerse in acqua a 95 °C.
Altri studi successivi, condotti in Cina e all’Università Autonoma di Barcellona, hanno confermato il rilascio di particelle plastiche durante l’infusione, pur evidenziando differenze significative in base ai materiali utilizzati e alle metodologie analitiche adottate.
La scheda sottolinea tuttavia che il dibattito scientifico è ancora aperto: alcune istituzioni, come il German Federal Institute for Risk Assessment e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), ritengono che l’entità del fenomeno possa essere inferiore rispetto alle prime stime pubblicate e che non vi siano ancora dati sufficienti per una precisa valutazione del rischio sanitario umano.
Un problema anche ambientale
Oltre ai possibili effetti sulla salute, il documento richiama l’attenzione sugli impatti ambientali legati alla crescente diffusione di bustine monouso e materiali compostabili contenenti polimeri plastici come il PLA (acido polilattico). Alcuni studi citati mostrano infatti come tali materiali possano degradarsi solo parzialmente, contribuendo alla dispersione di residui plastici nell’ambiente.
La corretta raccolta differenziata delle bustine rappresenta inoltre un problema spesso poco conosciuto dai consumatori.
Le raccomandazioni di ISDE
In attesa di ulteriori evidenze scientifiche, ISDE invita ad applicare il principio di precauzione, adottando semplici comportamenti per ridurre l’esposizione:
- preferire tè e tisane sfusi, possibilmente biologici;
- utilizzare infusori in acciaio o ceramica;
- scegliere bustine compostabili e verificare attentamente le indicazioni di smaltimento;
- evitare, quando possibile, materiali plastici a contatto con bevande molto calde.
La scheda si inserisce nel più ampio lavoro di ISDE Italia dedicato ai rischi sanitari associati alla diffusione delle plastiche e delle microplastiche nell’ambiente e negli alimenti, con l’obiettivo di promuovere maggiore consapevolezza e prevenzione.
