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Il progetto del biodigestore di Casal Selce, nel Municipio XIII di Roma, è diventato uno dei nodi più controversi della politica dei rifiuti nella capitale. Da un lato rappresenta un tassello della strategia per ridurre il ricorso alle discariche e produrre biometano dai rifiuti organici; dall’altro ha generato una forte opposizione da parte dei residenti e di numerose associazioni che denunciano criticità ambientali, sanitarie e procedurali.

Il dibattito è oggi arrivato anche a livello europeo, con una segnalazione alla Commissione UE e una richiesta di valutazione tecnica rivolta anche a ISDE – Medici per l’Ambiente.

Un impianto per trattare 100 mila tonnellate di rifiuti organici

Il biodigestore sorgerà in via di Casal Selce, su un’area di circa 10 ettari nell’Agro Romano. Il progetto, promosso da AMA e sostenuto dal Comune di Roma, prevede un impianto di digestione anaerobica con successivo compostaggioin grado di trattare circa 100.000 tonnellate l’anno di frazione organica dei rifiuti urbani (FORSU), producendo biometano e compost. 

Il cantiere è stato avviato nell’agosto 2025 e attualmente sono in corso le opere preliminari di sbancamento e infrastrutturazione del sito. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione capitolina è quello di completare l’impianto entro il 31 dicembre 2026, scadenza legata anche alla disponibilità dei finanziamenti pubblici. 

Secondo il progetto, l’impianto dovrebbe contribuire a chiudere il ciclo dei rifiuti organici a Roma, riducendo i trasferimenti verso altri territori e favorendo la produzione di biometano per il trasporto.

Un territorio già segnato dal peso del ciclo dei rifiuti

Il contesto territoriale rappresenta uno degli elementi più critici della vicenda. L’area di Casal Selce si trova infatti nella Valle Galeria, a pochi chilometri dalla discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, e da altri impianti del ciclo dei rifiuti.

Secondo la documentazione presentata nella segnalazione alla Commissione europea, nel raggio di pochi chilometri insistono o sono previsti diversi impianti, tra cui:

  • la discarica di Malagrotta, attualmente oggetto di interventi di bonifica
  • il TMB di Malagrotta, riaperto temporaneamente nel 2025
  • il biodigestore di Cesano
  • il nuovo biodigestore in costruzione a Casal Selce. 

I comitati locali denunciano da tempo un carico ambientale cumulativo che non sarebbe stato adeguatamente valutato nelle procedure autorizzative.

Le preoccupazioni dei cittadini

La mobilitazione dei residenti si concentra su alcuni punti principali.

1. Impatto su un’area agricola dell’Agro Romano
Secondo i comitati, la costruzione di un impianto industriale di queste dimensioni comporterebbe il consumo di oltre 160.000 metri quadrati di terreno agricolo coltivato, con potenziali effetti sul paesaggio e sull’economia agricola locale. 

2. Rischi ambientali e sanitari
Tra le preoccupazioni più citate figurano:

  • emissioni odorigene e miasmi
  • possibili contaminazioni della falda acquifera
  • rischi legati allo stoccaggio e alla gestione del biogas.

Nel raggio di circa tre chilometri dall’impianto vivono circa 15.000 abitanti, mentre alcune abitazioni si trovano a meno di 100 metri dal sito previsto. 

3. Traffico e impatto viario
Uno dei punti più discussi riguarda il traffico indotto dall’impianto. Secondo le stime contenute nella documentazione tecnica, il biodigestore potrebbe generare tra 48 e 96 passaggi giornalieri di mezzi pesanti, un aspetto che, secondo i ricorrenti, non sarebbe stato adeguatamente valutato nello Studio di Impatto Ambientale. 

La battaglia legale e il ricorso alla Commissione europea

Sul piano giudiziario la vicenda ha già attraversato diversi passaggi.

Il Consiglio di Stato, con sentenza del 5 febbraio 2026, ha respinto gli appelli contro l’autorizzazione dell’impianto. La decisione ha però riconosciuto la presenza di “gravi carenze documentali” nello Studio di Impatto Ambientale, ritenute sanabili nell’ambito dei poteri del commissario straordinario. 

Parallelamente, associazioni e comitati hanno presentato una segnalazione alla Commissione europea, sostenendo che il progetto potrebbe violare diverse direttive ambientali, tra cui:

  • la direttiva sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)
  • la direttiva Habitat
  • la direttiva quadro sulle acque
  • la direttiva sulle emissioni industriali. 

Il ricorso chiede inoltre alla Commissione di valutare la possibile apertura di una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano.

Il parere tecnico richiesto a ISDE

In questo contesto, l’Associazione Rurale Italiana (ARI) ha chiesto formalmente a ISDE – Medici per l’Ambiente un parere tecnico sul ricorso europeo.

Secondo il commento tecnico predisposto per l’associazione, il ricorso appare giuridicamente solido soprattutto su alcuni punti specifici, in particolare:

  • la mancata valutazione dell’impatto del traffico nello Studio di Impatto Ambientale
  • la possibile assenza di una valutazione degli effetti cumulativi con altri impianti presenti nell’area. 

Altri profili – come quelli relativi alla biodiversità o alle acque – potrebbero invece richiedere un rafforzamento delle prove tecniche per essere pienamente sostenibili davanti alla Commissione europea. 

Una questione più ampia: come chiudere il ciclo dei rifiuti

La vicenda di Casal Selce mette in evidenza un nodo strutturale che riguarda molte città italiane: come realizzare gli impianti necessari alla gestione dei rifiuti senza aggravare territori già fortemente esposti a pressioni ambientali.

La digestione anaerobica della frazione organica rappresenta uno strumento importante dell’economia circolare e della transizione energetica. Tuttavia, come dimostra il caso romano, la localizzazione degli impianti, la qualità delle valutazioni ambientali e la partecipazione delle comunità locali restano fattori decisivi per evitare nuovi conflitti ambientali e sanitari.