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Nella sessione “Science and Advocacy” della terza giornata del Congresso ISDE 2025, Paolo Bortolotti (ISDE Trento) e Marco Talluri (ISDEnews / Ambientenonsolo) hanno presentato i risultati del primo anno di attività del Progetto Nazionale “Salute e Inquinamento Atmosferico nelle Città Italiane”, un monitoraggio sistematico che rappresenta oggi uno degli strumenti più avanzati e trasparenti per valutare lo stato della qualità dell’aria nelle aree urbane italiane.

Un intervento che ha offerto un quadro chiaro e scientificamente fondato di come l’aria che respiriamo nelle città italiane rimanga lontana dagli standard di sicurezza fissati dall’OMS e — sempre più spesso — anche dai nuovi limiti della Direttiva europea 2881/2024.

Un progetto nato per colmare un vuoto: dati omogenei, aggiornati, accessibili

Bortolotti ha spiegato che l’obiettivo del progetto è semplice ma rivoluzionario:
monitorare ogni mese, con criteri uniformi, i dati delle 27 città italiane più popolose, attraverso le stazioni ARPA/APPA e il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente.

Un lavoro che richiede:

  • raccolta sistematica dei dati,
  • analisi comparativa,
  • elaborazione dei superamenti,
  • verifica dei limiti attuali e futuri,
  • comunicazione a cittadini, amministrazioni e Ordini dei Medici.

Senza dati chiari non c’è prevenzione, senza prevenzione non c’è salute pubblica”, ha sottolineato Bortolotti.

Il quadro del 2025: 22 città su 27 già oltre i limiti europei

Talluri ha presentato in modo dettagliato i risultati del monitoraggio fino a ottobre 2025.
Il dato più rilevante è che 22 città su 27 hanno già superato il numero massimo di giorni consentiti dalla nuova Direttiva europea per uno o più inquinanti:

  • PM10
  • PM2.5
  • NO₂
  • Ozono

In alcune città — come Napoli, Milano, Torino e Vicenza — gli sforamenti riguardano tutti e quattro i principali inquinanti, configurando un quadro di esposizione cronica multilivello.

PM10 e PM2.5: il cuore dell’emergenza sanitaria

Le polveri sottili mostrano una situazione particolarmente critica:

  • PM10: superamenti della media giornaliera in 25 stazioni
  • PM2.5: oltre 50 superamenti in otto città della Pianura Padana, ben oltre il limite 2030

Le polveri fini sono responsabili di decine di migliaia di morti premature in Italia: non stiamo monitorando un semplice indicatore ambientale, ma un vero e proprio fattore di rischio sanitario”, ha spiegato Talluri.

NO₂: la firma del traffico motorizzato

Il biossido di azoto — inquinante fortemente correlato al traffico — supera i limiti per oltre 65 giorni in:

  • Napoli
  • Palermo
  • Messina
  • Genova

Con Napoli che registra la cifra impressionante di 168 giorni oltre soglia.

Ozono: l’inquinante estivo in crescita

L’ozono continua a crescere a causa dell’aumento delle temperature estive.
Superamenti enormi sono stati registrati in:

  • Bergamo (67 giorni)
  • Milano (58)
  • Modena (55)

Tre volte oltre il limite europeo di 18 giorni.

Un’emergenza sanitaria prima ancora che ambientale

Bortolotti ha collegato i dati alle evidenze epidemiologiche:

  • aumento di mortalità cardiovascolare e respiratoria,
  • aggravamento delle malattie croniche,
  • effetti su bambini, anziani e gruppi vulnerabili,
  • aumento dei ricoveri durante gli episodi acuti.

Ogni microgrammo in meno di PM2.5 significa salvare vite, ridurre ricoveri, risparmiare risorse. È la forma più alta di prevenzione primaria”, ha dichiarato.

Advocacy e azioni sul territorio: il ruolo delle sezioni ISDE

Talluri ha illustrato come il progetto non si limiti alla raccolta dati, ma si traduca in:

  • lettere ai sindaci e alle amministrazioni locali,
  • comunicazioni agli Ordini dei Medici e ad ANCI,
  • interventi pubblici e tavoli tecnici,
  • segnalazioni alla stampa locale e nazionale,
  • iniziative comuni con la rete Clean Cities Campaign,
  • supporto alle decisioni territoriali nei periodi di emergenza.

Il nostro obiettivo è trasformare dati tecnici in scelte pubbliche, senza mediazioni opache e senza ritardi ingiustificati”, ha affermato.

La prevenzione primaria non è un’opzione: è un obbligo scientifico ed etico

Nelle conclusioni, Bortolotti ha ricordato che la prevenzione primaria dell’inquinamento atmosferico è possibile e doverosa. Richiede:

  • politiche urbane visionarie,
  • mobilità attiva e trasporto pubblico,
  • elettrificazione delle flotte,
  • efficienza energetica,
  • riduzione del riscaldamento a combustione,
  • più natura in città,
  • maggiore alfabetizzazione sanitaria e ambientale.

Talluri ha aggiunto:
La qualità dell’aria è un indicatore democratico: dice quanto un Paese protegge i più fragili. In Italia non siamo ancora dove dovremmo essere.”

Un progetto che diventa infrastruttura pubblica di conoscenza

La presentazione si è chiusa con la volontà di consolidare il progetto come riferimento nazionale per dati, advocacy e prevenzione, creando una piattaforma stabile, aperta e utile a cittadini, medici, ricercatori e amministratori.

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