Nel corso della terza giornata del Congresso ISDE Italia 2025, la ricercatrice Antonella Cristofori (Fondazione Edmund Mach) ha presentato AirBiD, un progetto internazionale ambizioso che punta a mappare per la prima volta la biodiversità dell’aria nelle città europee, mettendo in relazione aerobioma, elementi verdi urbani e benessere umano.
Una ricerca innovativa – sostenuta dal programma europeo Biodiversa+ – che apre una prospettiva completamente nuova sul tema della salute urbana: non solo qualità dell’aria in termini di inquinanti chimici, ma anche composizione biologica dell’atmosfera che respiriamo ogni giorno.
Che cos’è l’aerobioma: l’ecosistema (invisibile) dell’aria
Come spiegato nel grafico di apertura della presentazione, l’aerobioma è l’insieme delle particelle biologiche presenti in atmosfera:
- batteri
- spore fungine
- pollini
- virus
Queste particelle, spesso misurate in micron, sfuggono alla percezione umana ma non alla nostra fisiologia: influenzano allergie, infezioni, qualità della vita, e possono risentire profondamente del tipo di vegetazione presente nelle nostre città.
Obiettivo del progetto: capire come il verde urbano modelli la biodiversità dell’aria
Nella slide dedicata agli obiettivi (pagina 3) , Cristofori ha riassunto i due pilastri del progetto:
- Comprendere l’interazione tra qualità/quantità del verde urbano e biodiversità biologica dell’aria.
- Valutare le ricadute sulla salute e sul benessere umano, così da orientare politiche urbane più salutari e sostenibili.
Un approccio pienamente in linea con la strategia europea Nature-Based Solutions (NBS) e con la visione One Health.
Dove e come si misura la biodiversità dell’aria
Il progetto coinvolge cinque città europee:
- Göteborg
- Copenaghen
- Vienna
- Trento
- Évora
Un disegno di campionamento senza precedenti
Per ciascuna città:
- 50 celle in griglia
- 24 siti selezionati
- 2 repliche per ogni campionatore
- 9 tipologie diverse di verde urbano (da viali alberati a boschi urbani, parchi, aree residenziali, zone trafficate)
La slide di Trento mostra un esempio dettagliato di questa griglia: traffico, orti, bosco, parchi, zone agricole, rive fluviali, quartieri residenziali, ecc. — ogni tipologia fornisce una “firma biologica” diversa all’aria che respiriamo.
Quali strumenti si usano
Cristofori illustra due metodi complementari:
- Microscopia ottica convenzionale, utile per riconoscere pollini e spore.
- Metabarcoding del DNA ambientale, che consente di identificare centinaia di specie microbiche con grande precisione.
Le particelle presenti nell’aria vengono catturate tramite campionatori passivi (Sigma-2) e poi analizzate in laboratorio.
Quando: un monitoraggio lungo un anno, con 18 campagne consecutive
Come descritto nella slide “Quando”:
- Durata del progetto: 1 anno
- 18 periodi di campionamento, ciascuno di 2–6 settimane
- Avvio ufficiale: gennaio 2026
- Studio pilota già avviato nel 2025 a Trento, Vienna ed Évora
Un monitoraggio così fitto permetterà di cogliere variazioni stagionali e climatiche dell’aerobioma.
Cosa emergerà: mappe dell’aerobioma e indicazioni concrete per le città
La slide conclusiva del progetto delinea le principali ricadute scientifiche e operative :
1. Mappe della biodiversità dell’aria
Per la prima volta sarà possibile visualizzare:
- quali quartieri hanno un aerobioma più ricco o più povero
- quali tipi di verde urbano favoriscono una maggiore diversità biologica
- come varia la composizione dell’aria in base a parchi, viali alberati, zone trafficate, aree agricole o fiumi
2. Relazioni tra Nature-Based Solutions e salute umana
L’obiettivo è individuare elementi verdi che massimizzino:
- riduzione dello stress
- miglioramento della qualità della vita
- minor incidenza di patologie respiratorie e allergiche
3. Strumenti per la pianificazione urbana
I risultati saranno messi a disposizione di:
- Comuni
- agenzie sanitarie
- pianificatori del verde
- associazioni e cittadini
Tramite citizen science, questionari e attività divulgative sarà possibile coinvolgere direttamente la popolazione.
Perché questo studio è cruciale per la salute pubblica
L’intervento di Cristofori conferma una verità ancora troppo poco presente nei dibattiti pubblici:
la qualità dell’aria non è fatta solo di PM2.5, NO₂ e ozono, ma anche della vita microscopica che respiriamo.
E questa vita è influenzata dalle scelte urbanistiche:
più biodiversità vegetale significa spesso atmosfere più sane, più resilienti e più capaci di sostenere il benessere umano.
È un campo di ricerca emergente, perfettamente in linea con la visione del Congresso ISDE 2025:
mettere la salute delle persone al centro della pianificazione urbana e ambientale.
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