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Acerra torna al centro del dibattito su salute, ambiente e prevenzione. In occasione della presentazione dei dati del Registro tumori della Campania, ospitata martedì 23 giugno presso la Diocesi di Acerra, la sezione regionale campana dell’Associazione italiana medici per l’ambiente – International Society of Doctors for the Environment richiama l’attenzione sulla necessità di leggere i dati oncologici insieme agli indicatori ambientali, soprattutto nei territori della cosiddetta Terra dei Fuochi.

Nel documento diffuso dalla presidenza regionale, il presidente di ISDE Campania, dottor Gaetano Rivezzi, ricorda che in Campania si registrano circa 36.000 nuovi casi di tumore ogni anno e che l’area della Terra dei Fuochi coinvolge circa 90 comuni tra le province di Napoli e Caserta. Secondo ISDE, l’incidenza delle patologie oncologiche in questi territori non può essere affrontata separando la dimensione sanitaria da quella ambientale.

I dati di Acerra

Il documento richiama in particolare il report dell’Azienda sanitaria locale Napoli 2 Nord relativo agli anni 2020-2022, che mette a confronto l’intera azienda sanitaria con il Comune di Acerra, corrispondente al Distretto sanitario 46.

Nel triennio considerato, ad Acerra sono stati registrati 515 nuovi casi di tumore tra i maschi e 421 tra le femmine, considerando tutti i tumori con esclusione dei tumori cutanei non melanomi. Il dato più rilevante riguarda il tasso standardizzato di incidenza, pari ad 805,75 casi per 100.000 abitanti nei maschi e 532,39 nelle femmine. La media dell’Azienda sanitaria locale Napoli 2 Nord è invece di 689,71 nei maschi e 503,07 nelle femmine.

Il distacco appare quindi particolarmente marcato nella popolazione maschile. Secondo ISDE Campania, il dato non deve essere letto come una prova automatica di causa-effetto per ogni singolo caso, ma indica una frequenza complessiva più elevata rispetto alla media aziendale e segnala una specificità epidemiologica che richiede approfondimenti e risposte adeguate.

La richiesta di ISDE: integrare dati sanitari e ambientali

ISDE Campania sottolinea di chiedere da oltre vent’anni una raccolta sistematica di dati epidemiologici, sanitari e ambientali capace di intercettare eventuali correlazioni tra inquinamento e patologie oncologiche e cardiovascolari.

Nel documento si evidenzia che, fino a oggi, solo alcuni studi analitici commissionati dalle Procure, tra cui quelli collegati alla Procura di Napoli Nord e alla Procura di Santa Maria Capua Vetere, hanno provato a incrociare dati di impatto ambientale e dati sanitari.

Per l’associazione, il punto centrale è superare una lettura limitata ai soli stili di vita individuali. Fumo e alcol, pur essendo fattori di rischio riconosciuti e da contrastare, non possono esaurire la spiegazione del carico di malattia in territori esposti per anni a molteplici pressioni ambientali.

“Servono database accessibili e prevenzione primaria”

ISDE Campania critica inoltre la modalità con cui spesso vengono resi disponibili i dati, sostenendo che i documenti in formato statico non siano sufficienti per analisi approfondite. L’associazione chiede di sapere se esistano database con il numero reale dei casi registrati negli ultimi vent’anni e sollecita un lavoro epidemiologico indipendente, trasparente e condiviso con le istituzioni.

Tra le priorità indicate figurano il potenziamento della sorveglianza epidemiologica, l’uso dei dati dei medici di medicina generale e l’avvio di misure di prevenzione primaria, cioè interventi capaci di ridurre le esposizioni nocive prima che producano malattia.

Particolare attenzione viene rivolta ai tumori che colpiscono persone sotto i 50 anni, ancora in piena età lavorativa, e ad alcune patologie segnalate come in crescita, tra cui tumori del polmone, dell’apparato urogenitale, del seno in età inferiore ai 45 anni e del pancreas.

Il richiamo alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo

Nelle conclusioni, ISDE Campania richiama la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha riconosciuto le responsabilità legate alla mancata tutela della salute e dell’ambiente nei territori della Terra dei Fuochi. Per l’associazione, prima di sottostimare il danno ambientale come possibile concausa di patologia, è necessario considerare il patrimonio di studi scientifici disponibili e il fatto che molte comunità vivono ancora in aree non pienamente bonificate.

Il documento si chiude con un ringraziamento al vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, che un mese fa aveva illustrato a Papa Leone XIV la problematica della Terra dei Fuochi e la missione di salvaguardia del Creato, e al dottor D’Orsi, responsabile del Registro tumori della Campania, per l’invito alla conferenza.

Per ISDE Campania, i dati di Acerra e della Terra dei Fuochi non devono alimentare allarmismi, ma nemmeno essere archiviati come semplici variazioni statistiche. La richiesta è chiara: più trasparenza, più integrazione tra ambiente e salute, più prevenzione primaria e bonifiche reali nei territori esposti.