A trentotto anni dall’esplosione della Farmoplant la ferita ambientale e sanitaria di Massa e Carrara resta aperta. Quella tragedia avrebbe dovuto segnare la fine di un modello industriale pericoloso e l’avvio di un percorso di bonifica e responsabilità. Oggi, invece, il territorio continua a convivere con inquinamento, ritardi e incertezze.
Il 22 giugno è scaduta l’ennesima proroga ministeriale per l’avvio dei lavori di bonifica della falda nelle aree SIN: il progetto esecutivo è ancora fermo in attesa di autorizzazioni e si profila una terza proroga, mentre i finanziamenti iniziali — 25,5 milioni previsti dagli accordi di programma — sono stati revocati. Le risorse successive (7,5 milioni più 12 milioni regionali) risultano insufficienti per un intervento completo, bastando soltanto per il filtraggio delle acque di falda. E questo progetto riguarda unicamente il Sito Nazionale ma non anche quelle, assai più estese del SIR, Sito di Interesse Regionale. A oggi, solo il 3% dei terreni risulta bonificato e la falda resta contaminata.
Nel frattempo, i dati epidemiologici confermano una situazione critica. Il percorso partecipato Sintesi coordinato dal CNR di Pisa e lo studio nazionale Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità evidenziano che a Massa e a Carrara si registra una mortalità per tumori superiore alla media nazionale. Nonostante le richieste avanzate da anni, non è stato ancora istituito un Registro Tumori dedicato alle aree SIN/SIR, strumento indispensabile per monitorare l’impatto sanitario dell’inquinamento.
Da mesi chiediamo inoltre l’installazione di nuove centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria nelle zone più esposte, dal porto di Marina di Carrara alla Zona Industriale. Ma non è arrivata alcuna risposta. In un territorio segnato da attività industriali, traffico intenso, varianti urbanistiche a forte impatto sul traffico locale (apertura nuovi Supermercati, ecc.) e inversione termica, conoscere ciò che si respira è un diritto fondamentale.
Il 17 luglio non è solo un anniversario: è un richiamo alla responsabilità. La sicurezza dei cittadini e dei lavoratori non può essere oggetto di slogan né di promesse elettorali. Trentotto anni fa fu il presidente del circolo di Legambiente Massa, Gianni Volpini, a dare per primo la notizia di quanto era accaduto. Trentotto anni dopo le nostre associazioni (Arci, Azione Cattolica, ISDE, Legambiente) sono ancora impegnate in un percorso di partecipazione e di trasparenza. Non è un caso se, assieme a Libera, Acli e Agesci, siamo impegnate nella campagna nazionale In nome del popolo inquinato – Ecogiustizia subito, col quale in tutti i siti di bonifica inattuata chiediamo giustizia ambientale e sociale: così come, con forza, chiediamo per la Zona Industriale Apuana l’avvio immediato della bonifica della falda e dei terreni; il monitoraggio dei pozzi ancora utilizzati; nuove centraline per la qualità dell’aria; l’istituzione di un Registro Tumori dedicato; trasparenza, tempi certi e partecipazione reale della comunità.
Solo così Massa e Carrara potranno uscire da una storia di inquinamento e ambiguità e costruire un futuro fondato sulla salute, sulla giustizia ambientale e su un territorio finalmente sicuro. Solo così la memoria sarà il presupposto per progetti di risanamento e non solo “vuota” commemorazione.
ARCI Massa Carrara
Azione Cattolica Massa Carrara – Pontremoli
ISDE Medici per l’Ambiente – Alberto Rutili
Legambiente Carrara – Mariapaola Antonioli
Legambiente Massa Montignoso – Francesco Rossi
